» Le intollernanze alimentari
Sintomi come gonfiori addominali, difficoltà a perdere peso o chili accumulati in poco tempo senza aver cambiato alimentazione possono indicare la presenza di numerosi disturbi. Premettendo che in questi casi occorre sempre consultare un medico, occorre anche considerare che le intolleranze alimentari non di rado si manifestano con i dusturbi su citati.
Numerosi sono gli studi che mostrano un collegamento tra intolleranza agli alimenti e sovrappeso, evidenziando che la riduzione, se non addirittura la scomparsa dei sintomi, si manifesta con il controllo dell’assunzione degli alimenti non tollerati. Eliminando o riduceno drasticamente questi cibi, si ottiene nella maggioranza dei casi una riduzione dell’infiammazione causata dagli alimenti stessi, una diminuzione dei radicali liberi e un miglioramento della sensibilità insulinica (così il pancreas produce meno insulina perchè ne basterà di meno per tenere sotto controllo i livelli di zuccheri nel sangue). Con questo miglioramento generale, il metabolismo torna a funaionare al meglio ed è più facile bruciare più calorie e mantenersi in forma.
Ma quali sono i cibi che più spesso provocano stata infiammatori, intolleranze alimentari e rallentamento del metabolismo? Farine bianche, latte e lieviti sono ai primi posti. Seguono sale, pomodori, grassi vegetali, carne suina, insaccati, uova e zucchero.
Perchè il cibo può scatenare infiammazioni che portano poi alle intolleranze alimentari? Prendiamo ad esempio l’intolleranza alla farine. La nostra alimentazione ne è ricca: basti pensare a pasta, pane, pizza, tutti alimenti che di per sè possono anche essere salutari, se non fosse per il fatto che li consumano quasi ogni giorno, per non parlare poi dei prodotti da forno confezionati, come cracker, grissini, merendine, biscotti, ecc. fatti ancora una volta con farine. E che dire di latte, formaggio e burro, presenti anch’essi sulle nostre tavole quotidianamente. Ed è prima di tutto la monotonia nella dieta che porta il corpo a una “ribellione” che lo “infiamma”, dando poi origine ai disturbi già citati.
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