» Il coenzima Q10
Nel post precedente abbiamo detto che la carnitina è più efficace se assunta insiema al coenzima Q10 e all’octacosanolo. In quest’articolo parleremo appunto del coenzima Q10, noto anche come ubichinone o ubidecarenone (da alcuni autori è definito come ubichinolo).
Tale molecola organica venne isolata nel 1958 da Folkers e Wolf. Si tratta di un composto estremamente diffuso nel mondo animale. Storicamente furono i Giapponesi ad utilizzarlo per primi, anche se incosapevolmente. Infatti lo estraevano dal fegato di squalo, in particolare della specie Dalatias licha.
Da un punto di vista biologico si tratta di un componente attivo della catena respiratoria cellulare, per cui esso è ndamentale per la produzione di energia. Più precisamente, l’ubichinone agisce da attivatore del trasporto degli ioni idrogeno (H+) verso l’ossigeno mitocondriale che ne è l’accettore finale, dando luogo alla sintesi dell’ATP.
Questa importantissima molecola a differenza delle vitamine, non è essenziale, nel senso che può essere prodotta dalle cellule.

Tuttavia, poiché una serie di studi ha dimostrato una notevole attività antiossidante dell’ubichinone, è conveniente in taluni casi, assumerlo sotto forma di integratore, tenendo conto che esistono due forme di ubichinone, di cui una è ossidata, mentre l’altra è ridotta, e si chiama appunto ubichinolo. Sembra che questa sia la forma “attiva” del coenzimaQ10, per quanto riguarda l’attivita redox.
Non è per fare pubblicità, ma c’è un prodotto della Solgar, il COQUTEN, che è prodotto con le nanotecnologie, grazie alle quali è stato possibile convertire un nutriente lipofilico, quale l’ubichinone, in un nutriente idrosolubile. L’idrosolubilità permette il rilascio del coenzimaQ10 direttamente nell’intestino, bypassando i passaggi di emulsificazione e micellazione. I test di laboratorio hanno mostrato che la biodisponibilità è almeno tre volte la biodisponibilità del nutriente liposolubile.




