» La scienza e le vitamine
Nella primavera del 1996 le vitamine attraversarono una bufera scientifica di vaste proporzioni. A scatenarla fu la pubblicazione di alcuni studi su riviste mediche molto autorevoli, come il New England Journal of Medicine.
Secondo questi studi assumere vitamine antiossidanti, come la vitamina E ed il betacarotene non serve a niente.
Ma sempre in quel periodo uscirono, in riviste altrettanto auterovoli, come “Lancet”, altri studi che dimostrarono esattamente il contrario: prendere la vitamina E, ad esempio, è risultato molto utile a prevenire infarti cardiaci addirittura in soggetti predisposti.
Come stanno le cose?
In verità nessuno, neanche gli scienziati più scettici o contrari all’uso delle vitamine, ha mai messo in dubbio l’efficacia delle vitamine antiossidanti nel contrastare i danni prodotti dai radicali liberi
In particolare al livello sperimentale si è visto che, per esempio, la vitamina E è in grado di ridurre l’ossidazione delle LDL (il colesterolo “cattivo”) che è alla base di numerosi processi patologici tra cui l’aterosclerosi.
Inoltre, studi sulla cellula hanno dimostrato che la vitamina E è in grado di inibire l’attività di un sistema cellulare (denominato “protein chinasi C”) da cui partono gli ordini per la moltiplicazione cellulare e che quindi viene attivato in tutte le situazioni di proliferazione tumorale. Inibendo la protein chinasi, la vitamina E quindi blocca la moltiplcazione cellulare e cioè impedisce a una cellula maligna di proliferare. L’attività antiproliferativa viene svolta sia dalla E, sia dal betacarotene, sia dalla vitamina A.
Per un’eventuale assunzione di integratori alimentari contenenti i principi attivi elencati in questo post, è buona norma parlarne al proprio medico curante, senza interrompere nessuna terapia in atto.





