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» Vitamine: facciamo chiarezza
Per verificare la validità di una sostanza nella prevenzione o cura di una malattia umana due sono i sistemi fondamentali: i grandi studi prospettici e gli studi sperimentali controllati.
Il primo grande studio prospettico sul rapporto tra betacarotene e rischio di cancro venne pubblicato nel 1981 a opera di studiosi giapponesi. Il gruppo studiato era imponente, 250.000 persone; la durata altrettanto significativa: 17 anni.
La conclusione fu che era riscontrabile una relazione inversa tra assunzione di betacarotene e cancro.
Cioè, chi assumeva più betacarotene nella dieta si ammalava meno di cancro: 24% in meno per le donne e 13% per gli uomini.
Tre altri studi, nel 1981, 1985 e 1991 confermarono questi risultati. Altri studi non hanno però confermato questo rapporto tra betacarotene e prenvenzione del cancro.
La vitamina E, invece è stata studiata, da sola o assieme ad altri antiossidanti, soprattutto in rapporto alle malattie cardiovascolari. Il 1993 è stato l’anno di grazia di questa vitamina perché furono pubblicati tre studi, due sul “New England Journal” e l’altro su Lancet, che hanno dimostrato effetti positivi della vitamina E nella prevenzione delle malattie alle arterie coronariche (coronaropatie).
Nel 1996 furono pubblicati i risultati di sei studi. Eccoli:
- Questo studio durò 12 anni, interessando 22000 medici statunitensi, dei quali la metà prese 50 mg di betacarotene a giorni alterni e l’altra metà placebo. Lo studio non riscontrò effetti positivi nè sulle malattie nè sulla mortalità.
- Il secondo studio fu molto più breve e meno esteso; interessò 1700 persone di cui il 70% maschi, alla cui dieta erano stati aggiunti 50 mg di betacarotene per quattro anni. Non produsse effetti positivi, ma è interessante notare che le persone che all’inizio dello studio avevano più altra concentrazione di betacarotene nel sangue, alla fine dello studio riscontrarono una riduzione di circa il 50% dell’incidenza di malattie cardiache, cancro e mortalità.
- Il terzo studio fu eseguito su 50000 donne in post-menopausa, confermando le conclusioni precedenti: la più alta concentrazione di betacarotene nel sangue all’inizio dello studio produceva una minore mortalità cardiaca alla fine dello studio.
- Il quarto studio, denominato ATBC (alfa-tocoferolo e betacarotene), condotto su 29000 maschi finlandesi, forti fumatori, sessantenni: 50 mg di vitamina E con 20 mg di betacarotene per 4 anni. In questo studio non fu registrato alcun effetto del betacarotene, ma solo un debole effetto della vitamina E nel ridurre l’angina pectoris.
- Il quinto studio, denominato CARET (Carotene and Retinol Efficacy Trial) indagò il possibile uso benifico del betacarotene (30 mg al giorno) e della vitamina A (25000 U.I. al giorno) su lavoratori esposti all’asbesto e al fumo di sigaretta, noti potenti cancerogeni del polmone. Lo studio venne interrotto quasi due anni prima del previsto poiché nel gruppo trattato si verifico un eccesso di tumori al polmone.
- Il sesto e ultimo studio, denominato CHAOS (Cambridge Heart Antioxidant Study), indagò gli effetti di 400 U.I. di vitamina E al giorno su 2000 persone con aterosclerosi alle coronarie provata dall’angiografia. Nel gruppo trattato con vitamina E la riduzione di infarto non mortale fu del 77%.
Il primo dato che colpisce è l’obiettivo di alcuni studi (CARET, ma anche ATBC), spesso davvero irrealistico Infatti, che senso scientifico può avere indagare se una modesta quantità di betacarotene sia in grado di proteggere i polmoni addirittura dall’asbesto, uno dei più micidiali cancerogeni conosciuti? Oppure da 20 e oltre sigarette al giorno? Le dosi, poi. Lo studio finlandese (ATBC), più volte citato da chi critica l’uso delle vitamine, utilizzò 50 mg di vitamina E. Una dose giusta forse per un bambino della prima elementare, non per un adulto! Del resto gli stessi autori lo ammettono. E allora che senso ha citarlo come studio valido?
Lo studio sui medici americani presenta poi una perplessità di fondo. Quanti degli 11000 medici si saranno ricordati di prendere, un giorno si e un giorno no, la pilloletta di betacarotene? Per dodici anni!
L’adesione, dicono gli autori dello studio, fu del 75%, il che vuol dire che oltre 25000 medici non presero regolarmente il betacarotene.
Infine, lo studio dell’Università di Cambridge, dimostra che quando la dose è giusta (400 U.I. al giorno) la vitamina E aiuta persone a forte rischio di infarto.
Concludere quindi che le vitamine non servono è una sciocchezza.
[ Tratto da: Giovani più a lungo ]





