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» Il tè, una tazza di antiossidanti
La leggenda vuole che la pianta dalle cui foglie si ottiene il tè venne dalla Cina furtivamente introdotta in Europa nel 1739 dal missionario boemo Giorgio Kamel, che firmava i lavori scientifici con il nome di Camellus.
In realtà Kamel era già morto qualche anno prima; si pensa quindi che il nome sia in realtà un omaggio al monaco in ricordo del suo contributo scientifico.
La più rustica varietà giapponese, La Camellia japonica, venne introdotta in Italia nel 1780 e coltivata negli splendidi giardini della reggia di Caserta, Fu uno dei primi esemplari della pianta del tè ad attecchire in Europa.
Ci sono due tipi di tè: il verde, consumato specialmente in Oriente, che viene ottenuto dalle foglie semplicemente essiccate, e il nero, apprezzato in Occidente, le cui foglie hanno subito un processo di fermentazione.
La ricerca moderna ha stabilito che, pur essendo la composizione chimica del tè molto complessa e ancora in parte misteriosa, i suoi elementi più attivi sono i polifenoli.
Queste sostanze svolgono una potente azione antiossidante che potrebbe spiegare alcuni dati di laboratorio ed epidemiologici.
A livello epidemiologico si è infatti visto che, a parità di numero di sigarette fumate, maschi giapponesi, forti consumatori di tè verde, hanno un’incidenza di cancro al polmone minore dei loro coetanei americani.
A livello sperimentale si è constatata una forte azione antitumorale nei topi a cui veniva regolarmente somministrato tè verde.
Altre ricerche segnalano anche una buona capacità del tè verde di combattere i batteri sprattutto del tipo “gram positivo”.
[ Tratto da: Giovani più a lungo ]



