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» Neuroni, invecchiamento e antiossidanti
L’invecchiamento è caratterizzato da un progressivo peggioramento della funzionalità dei tre grandi sistemi deputati al manentenimento dell’equilibrio organico: il sistema nervoso, quello endocrino e quello immunitario. Con l’avanzare dell’età biologica, il loro dialogo si fa sempre più difettoso, la loro elasticià sempre più ridotto, la capacità di adattamento allo stress meno efficace.
Durante la senescenza, quindi, è molto facile che no stress eccessivo possa rappresentare l’evento scatenante di numerose patologie.
Oltre a far scemare la reattività del sistema immunitario, deprimere la sfera emotiva e ridurre la funzionalità metabolica, lo stress patologico, specialmente se associato all’invecchiamento, colpisce in particolare le funzioni mnemoniche. Invecchiamento e stress rappresentano un binomio che penalizza innanzitutto il cervello.
Il primo motivo per cui il cervello è più suscettibile ai danni dell’invecchiamento è legato al fatto che i neuroni hanno esattamente la nostra stessa età. In altre parole, ogni di noi lavora ancor oggi con le stesse cellule nervose che possedeva alla nascita. I neuroni, infatti, non si riproducono nel corso della nostra vita, e probabilmente questa peculiare caratteristica dipende proprio dalla necessità evolutiva di memorizzare.
Un altro importante fattore è costituito dall’azione dei radicali liberi, i veri nemici della giovinezza. I radicali liberi sono dei prodotti di scarto della respirazione cellulare e derivano quindi dall’ossigeno. Se prodotti in larghe dosi, o lasciati accumulare per una carenza degli enzimi “spazzini” (scavengers) normalmente deputati alla loro rimozione, si legano con compoenenti essenziali della cellula nervosa, ne alterano la struttura e ne indicono la degenerazione. Queste molecole rappresentano quindi le pedine di un delicato gioco tra la vita (respirazione cellulare) e la morte (necrosi cellulare).
L’invecchiamento, l’arteriosclerosi, le tossine, gli stress, il fumo, alcuni virus determinano un aumento patologico dei radicali liberi, con conseguente riduzione delle funzioni cerebrali e in particolare della memoria. In effetti il primo alarme, il primo segno del danno provocato dai radicali liberi è legato per l’appunto a una riduzione della memoria, soprattutto della memoria di associazione.
I tessuti cellulari del sistema nervoso centrale sono particolarmente sensibili all’azione dannosa dei radicali liberi per molteplici ragioni. Il cervello, infatti, utilziza circa un quinto della domanda totale di ossigeno del corpo, e in proporzione sviluppa una maggior quantità di radicali liberi. Inoltre, il tessuto cerebrale contiene un’altissima quantità di lipidi polinsaturi, il substrato più esposto al danno ossidativo. Ma soprattuto le cellule neuronali non sono particolarmente ricche di nessuno di quegli enzimi che compongono la barriera enzimatica di difessa antiossidante (glutatione), nè tantomeno di “scaravengers” naturali come la vitamina E, il coenzima Q10, etc.
Un altro fattore importante da considerare, riguardo alla maggiore sensibilità al danno ossidativo del tessuto cerebrale, è il fatto che esseo possiede un alto contenuto di ferro totale, soprattutto a livello di alcune aree. Come è noto, il ferro, quando è presente in forma liberamente disponibile, accelera l’azione ossidativa.
In sintesi, quando i neuroni invecchiano o funzionano male, una delle prime funzioni a essere danneggiata è proprio quella mnemonica.
[ Tratto da: La salute ritrovata ]
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